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Felice Festa della Donna!

Scusate il ritardo, ma sono incappato in un recente articolo dell'Huffingtonpost Italia (http://www.huffingtonpost.it/carla-falconi/fine-fatto-padri-era-mammi_b_6696440.html?utm_hp_ref=la-vita-come) e mi sono ritrovato a pormi delle domande che, trattandosi della giornata appositamente dedicata alla valorizzazione della donna in quanto essere umano completo, capace e indipendente, vorrei condividere con voi. Sarei entusiasta di sentire come interpretereste voi l'articolo, per sapere il vostro parere. Io personalmente reputo la palese eteronormatività propagandata in questo articolo non come la voce di un ipotetic* cittadin* italian* del 2015, ma come un punto di vista estremamente limitato tanto da domandarmi che tipo di giornale abbia davanti agli occhi. La cosa divertente è che continua a contraddirsi da solo! Innanzitutto, anche solo il fatto che nasca come critica a questo articolo (http://www.huffingtonpost.it/doyin-richards/21-foto-i-papa-di-oggi_b_5802652.html), sempre dell'Huffingtonpost Italia, mi fa letteralmente accapponare la pelle. Poi, qual'è questa paternità che tanto rimpiange? E perché mai è un'esclusiva dell'essere umano maschio, eterosessuale, sposato (mi sento come suggerire: in una coppia in cui entrambi sono fertili e hanno la stessa età, nazionalità, etnia, religione, magari sposati in chiesa, e Dio non voglia che abbiano rapporti per provare piacere col proprio e unico partner e non per procreare, ed esclusivamente alla missionaria)? Ad ogni modo, mi sembra di capire che il problema sia duplice: questa nuova “specie antropologica” di pseudo-uomini che sta avendo il sopravvento assiste al parto e sta “rubando il lavoro delle proprie mogli anziché dedicarsi all'unica vera necessità di una madre” (che se ne vada a lavorare tutto il giorno e la lasci in pace?). Sulla prima problematica, nonostante le ambiguità, mi verrebbe da interpretare i “comportamenti scorretti” descritti dallo psicologo come una conseguente repulsione al corpo della neo-mamma; a questo punto mi chiedo se non sarebbe semplicemente stato meglio consigliare ai papà di stare accanto alla propria compagna durante il parto, magari stringerle la mano, anziché prestare attenzione soltanto alle loro vagine. Sono certo che ci siano altrettanti studi che dimostrano come la condivisione del dolore porti alla nascita di un rapporto più solido e sincero, e non ad una automatica repulsione.Ma le contraddizioni più interessanti si celano nel secondo disagio esposto dall'autrice.

Scusatemi, ma non riesco proprio a comprendere cosa si intenda con “funzione paterna di base” come protezione della coppia madre-bambino. Suppongo significhi che mamma e figl* debbano poter essere post* nella condizione di creare un nucleo a se stante in cui l'unica funzione dell'uomo-marito-padre, essendo ormai belle che passate le invasioni barbariche, sia esclusivamente quella di poter garantire loro i beni e i servizi di cui hanno bisogno. Il tanto compianto Vero Padre dovrebbe quindi limitare affetti e inventive al proprio contesto lavorativo, ho capito bene? O riesce a portare in casa i soldi per pagare bambinaie (ovviamente donne), cuochi, pedagogisti, psicologi, allenatori, tutor, autisti, dietologi, stilisti e sarti, truccatori, farmacisti, dietologi, ... o se ne dovrebbe occupare la donna. Non riesco ad inserire altrimenti il riferimento alla crisi economica odierna. In altre parole, o guadagna abbastanza da permettere alla propria moglie di seguire il modello proposto da Sex & the City, o si dovrebbe limitare a continuare a seguire quello imposto durante tutte le "crisi" che hanno preceduto gli anni settanta. Che idee all'avanguardia che hanno gli odierni "filosofi, sociologi e psicanalisti". Complimenti. Non mi meraviglia che ancora oggi si tenda a concepire la donna come ad una moglie, stressata al limite della depressione e - se proprio devo dirlo – a delle bigotte, talmente ignorate dal proprio marito da trovare come unico conforto sparlargli alle spalle per poi tormentarlo. E siamo anche stupiti dal fatto che gli uomini continuino a non capire cosa vogliano davvero queste donne?

Vorrei concludere con una semplice domanda, prima di mandare i miei più sinceri auguri a tutte coloro che mi stanno leggendo, alla giornalista e blogger che ha scritto questo articolo, alla direttrice dell'Huffingtonpost Italia (lucia.annunziata@huffingtonpost.it) e a tutti quegli uomini che, a quanto pare, non si stanno impegnando per contribuire alla realizzazione di una società migliore, ma stanno semplicemente diventando (se non lo sono già per indole) delle donne, soltanto per potersi sottrarre alle difficoltà della vita lavorativa (“Mammi – non uomini - per necessità, mammi per convinzione o indole, mammi perché è più facile fare la mamma che il papà, ma soprattutto mammi per moda”). La mia domanda è come si faccia a non tollerare un padre soltanto perché estende, senza chiedere niente in cambio, alla propria moglie e ai propri figli quegli stessi servizi che offre ogni lavoratore, ognuno di noi, ogni giorno a chiunque (baby sitter, tassista, infermiere, pediatra, insegnante di qualsiasi arte, scienza, sport,...). Che strana concezione abbiamo oggi dell'Amore? E del Progresso?

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Felice festa della Donna.


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