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CEI: L'omo-lesbo-bi-trans-fobia non è un'opinione!


Ancora una volta la “libertà d’opinione” viene utilizzata come scusante per avere il libero accesso alla discriminazione nei confronti di un’intera comunità.

Ancora una volta dobbiamo subire la prepotenza di persone esterne alla comunità LGBT+, di chi pensa che sia corretto poter decidere sulle nostre vite e sul nostro vissuto.

Ancora una volta siamo costretti ad ascoltare giudizi e verdetti di chi pretende di dirci cosa è e cosa non è l’omobitransfobia, come se noi non la vivessimo ogni giorno sulla nostra pelle.

Sembra assurdo ribadire nel 2020 che no, una legge contro l’omobitransfobia non serve ad aprire a derive liberticide fini a colpire l’espressione di una legittima opinione. Una legge contro la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere serve a tutelare quelle persone a cui spesso vengono negate delle libertà fondamentali solo perché esistono, serve per tutte quelle persone che subiscono violenza, che sia essa verbale, psicologica o fisica.

Chi giustifica la discriminazione e l’odio con la scusante della libertà d’opinione è di principio in malafede e forse dovrebbe soffermarsi sul perché di questo accanimento, che ciclicamente rispunta dopo ogni proposta di legge contro l’omobitransfobia.

D'altro canto, non stupisce affatto che un'istituzione come la CEI condanni una proposta simile: come ben sappiamo, una buona parte dell'impostazione omobitransfobica delle moderne società occidentali è legata a doppio filo con la religione cristiana. Oltre all'impatto culturale, alcuni residui sistemici sono ancora presenti, come le "terapie di conversione" proposte e perpetrate da diversi appartenenti alla classe clericale, e non ancora illegali in Italia.

Proprio in Italia, nell’ultimo periodo, ci sono stati numerosi atti violenti di matrice omobitransfobica.

A Catania una coppia omosessuale ha subito per molto tempo le angherie e le persecuzioni verbali di un 28enne. Violenze verbali che sono poi culminate il 20 febbraio, con un vero e proprio pestaggio a danno della coppia che ha riportato, secondo il rapporto, “infrazione della quinta e della settima costola sinistra, trauma cranico non commotivo ed escoriazioni multiple”.

L’11 maggio, a Milano, un noto blogger e influencer, è stato aggredito da dei ragazzi che gli hanno dato del “frocio” per poi sferrargli un pugno e scappare.

A San Giuliano Terme, questo 2 giugno, è stata bruciata una bandiera arcobaleno esposta dalla finestra di una casa di una famiglia di due papà e un bambino.

A Sassari due donne transgender sono state brutalmente aggredite di fronte a un locale della città già noto per episodi di discriminazione. Sempre nello stesso, infatti, a due ragazzi è stato detto “baciatevi fuori o vi taglio la gola”, nell’indifferenza generale dei buttafuori.

Solo nello scorso anno, secondo il report di Arcigay, ci sono stati 134 casi di omobitransfobia.

L'Italia è il primo paese in Europa per omicidi di persone transgender.

Siamo stuf* di ribadire che l’omobitransfobia non è un’opinione, ma un crimine d’odio che ferisce in molti modi. Eppure, ci troviamo nuovamente a farlo! E ci impegneremo sempre affinché questo messaggio venga percepito da ogni singola persona, in Italia e nel resto del mondo.

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