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#BLM: La lotta deve essere intersezionale


Mentre il mondo guarda l’America in rivolta per le proteste per George Floyd, noi di UniCa LGBT abbiamo deciso di spendere qualche parola di riflessione anche su un’altra serie di proteste che furono un momento di cambiamento epocale, per gli Stati Uniti e per il mondo: i moti di Stonewall.

I moti di Stonewall furono una serie di violenti scontri fra gruppi di persone LGBT+ , perlopiù afroamericane e latinoamericane, e la polizia a New York. Il primo scontro avvenne la notte del 27 giugno 1969 poco dopo l'1:20, quando la polizia irruppe nel Stonewall Inn, un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village, un quartiere del distretto di Manhattan a New York.

Questi scontri sono generalmente considerati il momento di nascita del movimento di liberazione LGBT moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della "giornata mondiale dell'orgoglio LGBT" o "Gay pride".

La brutalità della polizia nei confronti delle minoranze certo non è una storia degli ultimi giorni: esiste da decenni e più e più volte queste stesse minoranze si sono ribellate contro il potere, urlando e scalciando, in nome di una libertà promessa ma sempre negata.

È grazie ai moti di Stonewall se la maggior parte delle persone queer nel mondo oggi gode di diritti; è merito dei moti di Stonewall se siamo riconosciuti come comunità nel mondo. La strada da fare è ancora lunga ma, se abbiamo fatto dei passi avanti e siamo ogni giorno un po’ più vicini a una società più giusta e aperta, lo dobbiamo a coloro che scesero in piazza in quei giorni contro una polizia persecutoria e discriminatoria. Lo dobbiamo alle persone queer e nere, due volte discriminate, prima per il colore della pelle e poi per la loro sessualità. Lo dobbiamo alle persone trans, ancora oggi tra le più colpite e le più indifese, in balia di un sistema a cui semplicemente non importa di loro.

Lo dobbiamo a Marsha P. Johnson, una donna trans nera che, tirando quel mattone, non poteva sapere quanto la sua forza avrebbe risonato fino ad oggi.

Così mentre ci facciamo travolgere dalla gioia e dalla bellezza di questo mese di festa, ricordiamoci di non farlo dando per scontato chi ha messo a repentaglio la propria vita nella speranza di riuscire a cambiare le cose. Le persone nere, ancora di più se LGBTQ, sono discriminate in ogni parte del mondo e ciascuno di noi può prendere parte alla lotta e contribuire, non importa come, non importa se non ci sembra che la cosa ci riguardi, non importa se ci sembra lontano.

Quello che non possiamo permettere è che gli sforzi di chi ci ha spianato la strada vengano dimenticati.

Quello che vediamo succedere in altri Paesi deve spronarci a fare di meglio nel nostro.

In Italia i braccianti e i rider sono sfruttati, sottopagati, non tutelati e subiscono violenze fisiche e verbali dai datori di lavoro: i richiedenti asilo vengono spesso selezionati e assunti per questi lavori in quanto più facili da ricattare.

Le leggi che regolano l’immigrazione e l’ottenimento della cittadinanza sono obsolete, classiste e scoraggianti per chi deve sottoporsi a queste procedure, e soprattutto lesive dei diritti umani. Da abrogare sono:

La legge Bossi-Fini, in quanto porta alla detenzione dei richiedenti asilo e alla loro possibile espulsione. I decreti sicurezza, perché hanno reso difficile l’integrazione, alimentato l’illegalità e abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il decreto Minniti, che ha portato a trattenere migliaia di persone nei centri di detenzione libici, in cui sono soggette a trattamenti disumani.

Ovviamente, fra le varie motivazioni, molte di queste persone richiedono asilo anche per sfuggire alle leggi omobitransfobiche del proprio paese d’origine: per loro in particolare l’espulsione e la detenzione sono ancora più pericolose.

E se la polizia americana ci sembra un caso particolare di violenza, ricordiamo che le forze dell’ordine italiane hanno già dimostrato di poter raggiungere i livelli dei colleghi statunitensi: ne è un esempio emblematico lo sgombero di Piazza Indipendenza a Roma del 2017.

La conversazione riguardante il problema del razzismo in Italia è ancora superficiale e poco attenta ad ascoltare le voci delle persone che lo subiscono.

Possiamo e dobbiamo fare di meglio.

Se questa pandemia ci ha insegnato qualcosa, è che siamo un’unica comunità globale. Se qualcosa accade dall’altra parte del mondo ci sono ottime probabilità che si rifletta anche su di noi.

Abbiamo quindi compassione, comprensione e solidarietà nei confronti degli altri.

Il Pride è l’orgoglio di una comunità, è vedere persone che hanno le stesse esperienze di vita unirsi con altre che non le hanno per celebrare valori comuni.

Stiamo uniti.

Facciamo sì che il Pride month non sia solo tempo di festa, ma anche tempo di azione.

Black lives matter.

Nei commenti vi lasciamo diversi link utili per informarvi e aiutare la causa. In particolare: delle petizioni, delle raccolte fondi e il link alla manifestazione pacifica BLM che si svolgerà a Cagliari la prossima settimana.


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